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    Il panel NDA ha rilasciato parere positivo per il claim che lega l'assunzione di adeguate quantità giornaliere di vitamina D con la riduzione del rischio di cadute e fratture nella popolazione anziana (età maggiore di 60 anni) di entrambe i sessi; la richiesta era stata presentata nel Regno Unito dalla DSM Nutritional Products Europe, sub-articolo 14 del Reg. 1924/2006 e corredata da cinque studi clinici randomizzati controllati con placebo aventi le cadute come outcome principale. La somministrazione di almeno 800-1000 UI di vitamina D, pari a circa 20-25 mcg, in combinazione con il calcio riduce significativamente il rischio di cadute rispetto all'assunzione del solo ione. Il meccanismo d'azione proposto per sostenere il claim chiama in causa l'effetto della vitamina D sulla stabilità corporea, la forza e la funzionalità muscolare ma l'EFSA (pur concedendo il parere positivo) non ha ritenuto sufficienti, in questo senso, i dati che emergono dagli studi clinici e farmacologici. Secondo l'ultima Consensus Conference dei geriatri americani i soggetti sopra 60 anni dovrebbero avere livelli serici di 25-idrossi-vitamina D almeno di 30 ng/ml; in questo modo la densità ossea è ottimale, la funzione fisica migliora e gli individui sono meno soggetti alle cadute e più resistenti alle fratture.

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