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    Lo zafferano, come si sa, è costoso anche a causa della difficilissima lavorazione e della resa molto bassa; per ogni chilo di stigmi, la parte nobile usata come spezia e medicinale, si buttano via almeno 63 chili di biomassa floreale (stami, tepali, stili fiorali). Un gruppo di ricercatori ha analizzato questo residuo producendone vari estratti successivamente testati per l'attività farmacologica. Sono stati preparati l'estratto acquoso (W1), acquoso acidificato con HCl 100:1 v/v (W2), etanolico (E3), etanolico acidulato con HCl 100:1 v/v (E4), in diclorometano (D5) ed esano (E6). Di ognuno è stata analizzata la composizione in antocianine e flavonoli e studiato il potenziale effetto citotossico/citostatico. Il W1 era ricco in kaempferolo-3-soforoside (30,34 mg/g sul secco) e delfinidina 3,5-diglucoside (15,98 mg/g sul secco). Tutti gli estratti non sono risultati citotossici/citostatici in vitro fino a concentrazioni massime di 900 mcg/ml, tranne l'E3 che produce una riduzione del 38 % nella vitalità delle linee cellulari di fibroblasti 3T3 usate per il test. L'assenza di tossicità è propedeutica al possibile recupero di queste biomasse per usarle in campo nutraceutico, in particolare sotto forma di estratto acquoso che ha il maggior contenuto di polifenoli e per la sua natura non pone problemi all'utilizzo alimentare.

     

    Serrano-Diaz J et al. “Cytotoxic effect against 3T3 fibroblasts cells of saffron floral bio-residues extracts”. Food Chem 2014; 147: 55-9.

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