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    Ancora un'evidenza scientifica del ruolo protettivo del pesce sul sistema nervoso: in un gruppo d'anziani sani seguiti per un lungo periodo di tempo si è accertato che il consumo settimanale di pesce (bollito o al forno) è positivamente correlato a un aumento di sostanza grigia nell'ippocampo, precuneo, nel corpo cingolato posteriore e nella corteccia frontale. Si tratta di regioni cerebrali associate alla memoria e alla cognizione. La ricerca è stata pubblicata sul numero di Luglio dell'American Journal of Preventive Medicine ed ha coinvolto 260 soggetti selezionati nel biennio 1989/90 nell'ambito di uno studio longitudinale denominato Cardiovascular Health Study e sottoposti a risonanza magnetica cerebrale. Le abitudini alimentari dei partecipanti sono state registrate con un apposito questionario e verificate nel follow up. I soggetti che mangiavano pesce bollito o al forno almeno una volta a settimana mostravano un maggior volume cerebrale nelle aree del cervello; questo non si verificava se il pesce era consumato fritto. Queste favorevoli modificazioni anatomo-funzionali non erano correlate alle concentrazioni ematiche di omega-3 e questo dato ha sorpreso non poco gli autori. Nella loro opinione l'effetto positivo del mangiare pesce non sarebbe legato tanto ad un'azione di tipo “farmacologico” ma piuttosto sarebbe il risultato di uno stile di vita complessivamente sano e del quale la dieta è solo una parte. Questo, tuttavia, non vuol dire che gli acidi grassi polinsaturi del pesce non siano benefici per il sistema nervoso, anzi: promuovono la fluidità delle membrane plasmatiche, facilitano la trasmissione sinaptica delle informazioni e migliorano i flussi ionici trans-membrana. Sono tutti effetti che poi si sommano a quelli più generali cardio-vascolari anch'essi importanti per la salute e le prestazioni del cervello.

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